History

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Nato in una famiglia agiata e nobile, seguì i suoi studi a Padova ed ebbe come docenti Sabellico, Musuro ed il Pomponazzi. A Venezia collaborò con Aldo Manuzio, per conto del quale si dedicò all'edizione di testi classici in latino. Nel 1516 fu nominato custode della biblioteca di San Marco, mentre letterariamente continuò la "Storia di Venezia" iniziata dal Sabellico (e in seguito terminata da Pietro Bembo). Il fatto che non interpellò mai Marin Sanuto, grande storico e cronista suo contemporaneo, per quest'opera che fu commissionata al Navagero dal Senato e per la quale Sanudo il giovane avrebbe sicuramente apportato qualche cosa di positivo e prezioso, causò a quest'ultimo una forte delusione. Fu poi nominato ambasciatore dapprima a Madrid e successivamente in Francia, presso Francesco I. Scrisse anche in volgare, ma l'importanza di questi testi ha un carattere prevalentemente storico. Sono fra queste opere le cinque missive inviate al Ramusio ed alcune note sul suo soggiorno in Spagna. Ma la sua fama è dovuta alle liriche latine, raccolte nel "Lusus, in Carmina quinque illustrium poetarum" (1548) nelle quali narrò nella forma di scenette idilliche. Fra le altre opere figurano degli epigrammi e delle egloghe. Per conto della Repubblica di Venezia compose orazioni funebri per la Regina di Cipro Caterina Cornaro (1510), per Bartolomeo d'Alviano (1515) e per il doge Leonardo Loredan (1521). Nel 1779 Nicolò Erizzo, Ambasciatore della Serenissima, fece erigere una statua (la n. 43) in Prato della Valle a ricordo del Navagero. È probabilmente suo il volto sulla sinistra del doppio ritratto di Raffaello, di fianco ad Agostino Beazzano, dipinto nel 1516 e oggi conservato in Galleria Doria Pamphilj..

Andrea Navagero (Venice, 1483 – Blois, 8 May 1529) was an Italian poet, orator, botanist, and official historian of the Republic of Venice.[1] He was born to a noble family of Venice, and became a member of the Maggior Consiglio in 1504. He studied classical literature and languages in Venice and Padua. In Venice, he worked with the publishing house (Aldina or Aldine Press) and academy established by Manuzio, but for a few decades after 1515, run by Andrea Torresano. Navagero was much in demand for writing elegies of famous individuals, including Caterina Cornaro, Marcantonio Coccio Sabellico, Doge Leonardo Loredan, and Giovanni Jacopo Trivulzio. He aided the Aldine press in the publication of codicils of classic authors such as Cicero, Ovid, Virgil, Quintilian, and Lucretius. He was buried in San Martino in Murano.[2]

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Sarebbero giunti a Venezia nel IX o nel X secolo (qualcuno parla dell'805), essendo originari di Capodistria[1]. Il Tassini afferma che già nel 1050 partecipavano al Maggior Consiglio, sebbene Andrea Da Mosto ne ritrovi la prima attestazione sul finire del XIII secolo; in ogni caso, rimasero nel corpo nobiliare anche dopo la serrata del 1297[2][3]. Tra i membri più noti, Paolo, bailo di Negroponte ucciso nel 1470 al termine dell'assedio turco all'isola (secondo la leggenda fu segato in due); Sebastiano, letterato (1525-1585); Francesco (1566–1646), doge dal 1631 alla morte[1]. Il ramo principale della famiglia Erizzo si estinse nel 1847 con la morte di Guido di Niccolò, autore di una Memoria sui veneti fiumi. Il cognome fu proseguito dal pronipote Francesco Miniscalchi Erizzo, figlio di Luigi Miniscalchi e di Marianna di Andrea Erizzo[1] e da altri rami secondari quali: Araldi Erizzo a Cremona e Cambiaso Erizzo a Milano. La casata ha dato il nome a numerose località veneziane: un ramo, una calle e una corte Erizzo si trovano nelle vicinanze del palazzo Erizzo alla Maddalena; un ponte e una calle Erizzo, cui si aggiungono una calle e un sotoportego drio Erizzo, sono situate attorno al palazzo Erizzo di San Martino; infine, a San Francesco della Vigna esiste una calle Erizzo o de le Bele Done, così detta perché vi si affacciavano alcune case della famiglia[4]. Va infine citato Borgo Erizzo, villaggio dalmata fondato dagli Arbanasi grazie a una concessione del provveditore Nicolò Erizzo[1]..

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